Pedagogia del gesto grafico


La forma visuale, quando è libera di crescere indisturbata, passa regolarmente di stadio in stadio, ognuno dei quali ha una propria giustificazione, una propria capacità espressiva, una propria bellezza.

Rudolf Arnheim


Anni accademici precedenti

Le domande da cui prendiamo le mosse per alcune riflessioni sul gesto grafico durante le diverse fasi evolutive sono essenzialmente legate ai processi cognitivi ed emotivi che governano la struttura psicofisica del bambino e le dirette modalità espressive di detta struttura: trattandosi di linguaggio grafico, pertanto di una delle possibili manifestazioni del linguaggio e del modo in cui questo si evolve, è coinvolta soprattutto la sfera mentale del soggetto, anche se, trattandosi del prodotto di un movimento fisico, non può non dirsi coinvolta, almeno di riflesso, anche la sfera fisica. Possiamo allora affermare, invertendo i termini, che l’azione fisica della produzione grafica comporta una preventiva rappresentazione mentale dell’atto stesso – che è al contempo psicologica e neurobiologica –, implicando l’intervento di alcuni tipici meccanismi cognitivi del bambino, che sono gli stessi che stanno alla base dei processi di apprendimento sottesi alla sua mente e al suo modo tipico di relazionarsi e comprendere/costruire il mondo.